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    TFA le mie conclusioni

    tfa-01Giunto quasi al termine di questa interessante esperienza di tirocinio (tra pochi giorni sosterrò la discussione della relazione finale), non posso che esplicitare quelle che sono le mie personalissime considerazioni sull’intero percorso.

    Mettendo piede in una scuola superiore, dopo circa ventitre anni, per la prima volta non come alunno ma come “potenziale” docente, mi sono subito reso conto di quanto è cambiata la scuola rispetto a come me la ricordavo.

    Probabilmente è una conseguenza naturale di come è cambiata la società nello stesso arco di tempo, o forse ne è la causa, entrare però in questa discussione rischia di portare al classico ragionamento: “E’ nato prima l’uovo o la gallina?”, probabilmente le responsabilità sono tante e ripartite tra i numerosi attori che operano nel contesto scolastico, sia direttamente che indirettamente, ma credo che l’unica arma che oggi ha la scuola per recuperare il terreno perso in questi anni, è l’inserimento nei propri organici di docenti non solo preparati nelle proprie discipline, condizione assolutamente necessaria, ma anche (e soprattutto) in possesso di quelli che vengono oramai universalmente riconosciuti come “Soft Skills”, ovvero quelle conoscenze e competenze orientate al comportamento personale e relazionale.

    Già in alcuni precedenti post mi è capitato di fare un parallelo tra la “nuova” figura del docente che deve essere in grado di eseguire una buona “progettazione” delle attività didattiche ed un “Project Manager” aziendale, ed ancora una volta ripeto che, con gli opportuni distinguo, un docente deve possedere quelle caratteristiche che sono fondamentali per un project manager, ed a proposito di “Soft Skills”, un docente deve riuscire a conquistare, nell’ambito della classe, una condizione di leadership, deve avere capacità di negoziazione per essere in grado di risolvere situazioni di crisi e conflitti all’interno della classe, deve essere motivato ma soprattutto riuscire a motivare, deve essere orientato ai risultati, ed infine deve avere competenze nel team working e nel team building. 

    Tutte queste caratteristiche devono essere trasferite agli alunni, contemporaneamente alle nozioni disciplinari, e una delle metodologie più efficaci allo scopo è sicuramente il “cooperative learning”. 

    Il Cooperative Learning è una modalità di apprendimento in cui gli studenti lavorano insieme in piccoli gruppi per raggiungere obiettivi comuni, cercando di migliorare reciprocamente il loro apprendimento. 

    Senza dubbio non è una metodologia semplice da applicare, infatti in questo caso devono emergere nel docente le competenze di team building sopra citate, è fondamentale infatti una corretta composizione dei gruppi di lavoro, perché questo aiuterà a coinvolgere gli elementi più “difficili” senza per questo trascurare quelli più “intrinsecamente motivati”, che se non coinvolti nelle azioni di “recupero” rischiano di livellarsi verso il basso, subendo un danno dal punto di vista sia formativo che cognitivo. 

    Spesso nelle attività di cooperative learning si riesce ad ottenere una maggiore oggettività nelle valutazioni, perché gli alunni non hanno il timore di confrontarsi con il docente, bensì si misurano tra “pari” ovvero tra gli stessi compagni, in questo modo si riesce più facilmente a far emergere le abilità individuali ed unendoli alle nuove conoscenze, a trasformarle in competenze.

    Infine, oltre che ad una buona metodologia è necessario utilizzare buoni strumenti didattici, e nel caso dell’informatica, per fortuna, abbiamo la possibilità di sfruttare strumenti davvero innovativi che consentono di coinvolgere in modo molto più efficace gli alunni, riuscendo ad ottenere risultati eccezionali in tempi anche ridotti.

    E’ questo, ad esempio, il caso di “Scratch”, un progetto del Lifelong Kindergarten Group dei Media Lab del MIR. Esso consente di creare da semplici animazioni, ad elaborati algoritmi, semplicemente trascinando sull’area di lavoro i costrutti messi a disposizione degli utenti. 

    E’ uno strumento utilizzato già in centinaia di paesi in tutto il mondo, e viene usato per insegnare a tutti i livelli scolastici (dalle scuole elementari fino all'università) e per una varietà di discipline (matematica, informatica, arte, studi sociali), quindi non va considerato come uno strumento ad uso esclusivo della disciplina Informatica, bensì, per le sue peculiari caratteristiche, consente lo sviluppo di progetti interdisciplinari in cui l’Informatica è “solo” uno strumento capace di offrire soluzioni a problemi di natura estremamente eterogenei. 

    Scratch può essere considerato una vera e propria “comunità”, infatti sul sito ufficiale (http://scratch.mit.edu) è possibile trovare storie e risorse condivise da altri educatori, domande e risposte, entrare in contatto con altri educatori per condividere le esperienze didattiche oltre che i progetti veri e propri. 

    Ogni progetto infatti può essere pubblicato e condiviso in apposite gallerie, ed ogni utente può utilizzarle, visionarne il codice ed eventualmente modificarlo o evolverlo realizzando il cosiddetto “remix” del progetto.

    Stando alle testimonianze raccolte in tutto il mondo si evince infatti che, con un approccio pratico, interattivo ed estremamente semplificato, si riesce a coinvolgere gli alunni ottenendo un livello di produttività in alcuni casi anche sorprendente.

    Concludo augurandomi che, con il conseguimento di questa abilitazione, possa presto mettere in pratica tutto quanto sperimentato e relazionato durante il mio duro ma prezioso percorso di Tirocinio Formativo Attivo, che sia in una scuola pubblica, o in qualsiasi altro ambito formativo poco importa.

    Il dono di un sorriso

    Selezione Bruno Editore

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